Mr. Yellow, Mr. Black, Mr. Green e Mr. Pink stanno per attuare la rapina che darà una svolta alle loro vite.
O così credevano.
La stroncatura dai primi minuti è impietosa, quanto subdola.
American Animals è il racconto di un fallimento: non è una versione parodistica de Le iene, non una sconfitta sfociata nel sangue, perché i nostri criminali non sono predatori naturali. I protagonisti non sono neanche Mr. Yellow, Mr. Black, Mr. Green e Mr. Pink a dire il vero, sono Warren Lipka (Evan Peters), Spencer Reinhard (Barry Keoghan), Erik Borsuk (Jared Abrahamson) e Chas Allen (Blake Jenner), puzzano ancora di adolescenza, ma sono i prestavolto necessari per ricostruire il crimine narratoci direttamente dai veri protagonisti. Sì, i veri protagonisti in quanto la pellicola sperimenta la via del documentario, del biopic, del racconto di formazione e del teen movie tragi-comico.
Ciò che da sempre fa innamorare del cinema è il suo essere un’arte capace di creare un’illusione di realtà – non sempre realmente voluta, non sempre riuscita – e qui il confine è molto labile, ibrido: tutto è finto, quanto è reale.
Bart Layton (L’impostore) affine più alla regia di documentari, con il suo secondo film nello sperimentare dà prova di lucidità, trasparenza e una profonda maturità nel pieno controllo del lavoro, al punto di lasciare la sua firma in un’opera che non ha spazi per licenze poetiche. Ironicamente, nel liberarsi da una possibile narrazione romanzata, nel suo lasciare la parola ai veri protagonisti, American Animals si concede tempi riflessivi non banali, densi di sofferenza, amarezza, al punto da creare poesia nel racconto retrospettivo.

Chi sono questi rapinatori improvvisati Pantere Rosa? Certamente non Alex DeLarge ed i suoi drughi, perché questi anti-eroi sono bravi ragazzi, non teppisti, non viziati né quantomeno in condizioni di disagio sociale. I quattro sono intrappolati in un’esistenza monotona senza nulla di speciale, pertanto cercano qualcosa che li faccia sentire vivi, che spezzi la routine, che non li porti a finire i loro giorni senza sapere chi sono e chi potevano essere.
Proprio nei primi minuti troviamo una commissione universitaria che vuole conoscere uno dei suoi migliori studenti, Spencer – il personaggio principale – che dopo aver tentennato parlando dei suoi genitori fa seguire un silenzio che apre il primo atto di un piano folle e destinato al fallimento: rubare di la preziosa edizione The Birds of America di John James Audubon, con altri libri rari, dalla biblioteca della Transylvania University.
Più del tesoro – esposto ed osservato con lussuria – si rimane affascinati dal primo silenzio di Spencer, quello è l’elemento che incuriosisce lo spettatore, non il progetto del furto.

Nella prima parte di American Animals conosciamo Spencer come il giovane artista alla ricerca del suo spleen, insieme a l’amico che nessun genitore vorrebbe per suo figlio, Warren, un sognatore, uno che mai si è scrollato l’adolescenza di dosso. Warren ama trasgredire e ribellarsi, ma in modo smaliziato, quasi da figura romantica e per questo è lui a voler concretizzare il furto del libro che li renderebbe milionari, ci crede, al punto di diventare tacitamente il leader di questo piano, attirando a sé quelli che saranno i suoi complici e che scopriamo da subito non aver mai avuto fiducia nella riuscita dell’impresa. Eppure sognano di riuscire, sognano di essere bravi abbastanza da sconfiggere il vero villain di questo dramma: il Nulla. Rimanere legati da esso in un matrimonio senza possibilità di divorzio è per loro più spaventoso dell’arresto, nulla sembrerebbe più devastante dello scoprire di non essere speciali. Meglio tentare allora, piuttosto che rimpiangere?

Bart Layton ha preso una storia potenzialmente poco interessante, semplice, e l’ha scomposta, trasformata, lasciata (illusoriamente) libera di raccontarsi per raccontare altro.
Commedia e dramma corrono sullo stesso binario, uniti ma in tensione, passando per suggestioni ingannevoli, per mezzo delle espressività più adatte per dar vita a un film complesso e che omaggi molte delle potenzialità della narrazione cinematografica.
Layton, giocando intelligentemente sulla sceneggiatura, sulle immagini, sulla colonna sonora, apre una strada verso l’abisso del sottotesto in cui vivono le vere tematiche, i veri predatori; perché il contenuto manifesto non è interessante quanto la sua interiorità. C’è magnetismo nella sua sceneggiatura quanto nella performance dei quattro, con i loro aspetti acerbi e sguardi confusi, ma teneri al punto giusto per esser divorati da una storia che acquista potere col procedere del minutaggio.
American Animals che ha viaggiato dal Sundance fino alla Festa del Cinema di Roma è una sorpresa, è quel film di cui si legge la trama e si sbadiglia, ma non appena entrati in sala non si concede mezzo minuto alla disattenzione. Più sorprendente del lungometraggio però, è il potenziale di Layton che speriamo non smetta mai di divertirsi ad esplorare le potenzialità dei linguaggi del cinema.


Titolo originale: American Animals
Diretto da: Bart Layton
Scritto da: Bart Layton
Genere: drammatico, crime
Cast: Evan Peters, Barry Keoghan, Jared Abrahamson, Blake Jenner.
Paese: Regno Unito, USA
Anno: 2018
Durata: 116′

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