L’ultimo tassello del MCU (Marvel Cinematic Universe) – in arrivo nelle sale italiane il 14 Febbraio 2018 e in quelle statunitensi due giorni dopo – è l’ultimo passo narrativo prima dell’attesissimo crossover Avengers: Infinity War (2018); con Black Panther (2018) di Ryan Coogler (Creed: Nato Per Combattere), entriamo finalmente nel Regno di Wakanda, e in tutte le dinamiche di potere che dovrà affrontare il neo-re T’Challa.

Inseritosi perfettamente all’interno della struttura narrativa “seriale”, ormai marchio di fabbrica del Marvel Cinematic Universe, gli eventi di Black Panther riprendono esattamente all’indomani di Captain America: Civil War (2016), ovvero dalla “cattura” de Il Soldato d’Inverno/Bucky Barnes e dall’attentato all’ONU che ha portato alla morte di T’Chaka, scortando il Wakanda dal totale anonimato di un “povero paese di pescatori”, alla totale sorpresa nello scoprire la sua reale natura di super-potenza al pari degli Stati Uniti d’America. In tal senso infatti, Black Panther ci regala una grande lezione socio-politica, una visione utopica di un’Africa mai realmente toccata (o per meglio dire razziata) dal Colonialismo di fine ‘800, e che grazie alle proprie risorse economiche – nel caso in questione i ricchissimi giacimenti di vibranio – e a leggi ferree, è in grado non solo di saper gestire al meglio i propri interessi e quelli della propria gente, ma anche di sviluppare innovazioni tecnologiche al limite dell’incredibile.

Ryan Coogler fa così immergere lo spettatore in un’Africa tecnologica, colorata, tribale, grazie a una scenografia accattivante che sfrutta al massimo i paesaggi che l’ambiente africano ha da offrire, e da una trascinante colonna sonora reggae/r’n’b/tribal, che riesce ad unire tradizione e novità (di cui Pantera Nera ne è la perfetta personificazione d’altronde), impacchettata in una regia che da grande risalto alle sequenze action ora nei combattimenti corpo a corpo, ora nelle missioni compiute da Pantera Nera nella ricerca di Ulysses Klaw (già introdotto in Avengers: Age of Ultron). Il punto debole della pellicola tuttavia è la sceneggiatura che per quanto semplice, scorrevole (le due ore e un quarto vanno via che è un piacere ndr) e lineare – probabilmente anche per dare degli immediati punti di riferimento allo spettatore – nel suo unire toni solenni ed eroici a momenti comici e drammatici, dà da subito la sensazione di qualcosa di già visto, riportando subito alla mente quel Thor (2011) di Kenneth Branagh che non ha mai funzionato del tutto nell’unire la sacralità di Asgard alla semplicità del New Mexico.

Pur con tutte le sue debolezze però, Black Panther funziona grazie alle interpretazioni dei suoi attori, il Pantera Nera/T’Challa di Chadwick Boseman è meno impavido di quello caratterizzato dai Fratelli Russo in Captain America: Civil War (2016), ne viene fuori un ragazzo generoso, forte, tenace, che si prende sulle spalle il doppio ruolo di guida del paese e sua prima arma di difesa, ma pieno di dubbi e con le debolezze come chiunque altro, un eroe umano con cui facilmente identificarsi. Degne di nota, tra le altre, le performance di Martin Freeman in un ruolo molto “Watsoniano” come quello di Everett Ross, di Lupita Nyong’o nei panni di Nakia – spalla e interesse amoroso di Pantera Nera, e di una sorprendente Danai Gurira in quella di Okoye capace di trasportare sul grande schermo la tenacia e presenza scenica che han contraddistinto la sua Michonne di The Walking Dead. Menzione speciale per Letitia Wright, la sua Shuri è l’anima comica della pellicola, ed emerge sempre nei modi più inaspettati.
Capitolo a parte per i villain –  l’Ulysses Klaw di Andy Serkis e il Killmonger di Michael B. Jordan non solo sono entrambi dotati di carisma, forza, tenacia, presenza scenica e quel sano magnetismo tipico degli antagonisti ben scritti, ma sono a tutti gli effetti alcuni dei migliori villain mai apparsi nel Marvel Cinematic Universe. L’unica dolente del comparto recitativo è il candidato all’Oscar come Miglior Attore Protagonista 2018, Daniel Kaluuya, lontanissimo dai livelli di Get Out (2017), mai incisivo e non del tutto rilevante nell’economia della narrazione.

Nella sua dimensione di intrattenimento piacevole e divertente con cui passare due ore spensierate, Black Panther riesce perfettamente nel suo intento, risultando convincente, strappando più di un sorriso e avvicinando sempre più lo spettatore alla tanto attesa Infinity War del 25 Aprile 2018. In generale tuttavia, la scelta di una narrazione cinematografica “seriale” va stretta nel momento in cui ci troviamo dinanzi a un prodotto non del tutto riuscito come Black Panther, che finisce con l’essere più una puntata di serie tv venuta male che un integro lungometraggio fatto e finito.


Titolo originale: Black Panther
Diretto da: Ryan Coogler
Scritto da: Ryan Coogler, Joe Robert Cole
Genere: Azione, Fantasy, Fantascienza
Cast: Chadwick Boseman, Michael B. Jordan, Lupita Nyong’o, Martin Freeman, Daniel Kaluuya, Forest Whitaker
Paese: USA
Anno: 2018
Durata: 134′
Distribuzione italiana: Walt Disney Studios

Nato in Sicilia da madre umana e padre probabilmente alieno, ha un blaster sul comodino e uno zaino protonico dentro l’armadio. Malato cronico di Cinefilia dal 1989, dopo aver passato una vita a studiare i Classici Greci e Latini prima, la Letteratura Russa Ottocentesca poi, e per ultimi i Social-Media e le teorie sociologiche di Marshall McLuhan e Erving Goffman, si trasferisce a Roma per poter finalmente realizzare il suo sogno: studiare cinema, diventare sceneggiatore e costruire la sua personale Morte Nera... in attesa dei pezzi scribacchia a tempo perso su Cinefili Estinti

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