Nell’estate del 1983 il termometro sembrava impazzito. Le temperature toccarono picchi mai raggiunti prima, soprattutto nell’Italia insulare e in quella centro-settentrionale: furono registrati 39, 40, addirittura 43 infuocatissimi gradi, che rendevano l’aria irrespirabile e l’atmosfera bollente. Era un’estate molto calda, e come per ogni estate molto calda la soluzione era una sola: viverla. Con lo stereo a tutto volume, le piazze semideserte, le partite a briscola nei bar, le campane della chiesa, biciclette dappertutto e la sensazione che il tempo si sia fermato, immobile ed eterno. Ed è proprio durante quelle sei settimane di caldo eccezionale nell’Italia settentrionale che Luca Guadagnino inserisce Chiamami Col Tuo Nome, film che di fatto conclude la sua trilogia del desiderio iniziata nel 2009 con Io Sono L’Amore e proseguita, sei anni più tardi, con A Bigger Splash.

Al centro di questa storia (basata sul romanzo omonimo scritto da André Aciman nel 2007) troviamo un grande casolare sperduto nelle campagne nei dintorni di Crema, città a cui Guadagnino è profondamente legato, in cui vive il diciassettenne Elio Perlman (Timothée Chalamet) assieme ai suoi genitori: il professore e archeologo Samuel Perlman (Michael Stuhlbarg, che quest’anno abbiamo già visto in The Post e La Forma dell’Acqua) e la moglie Annella (Amira Casar). L’arrivo di Oliver (Armie Hammer), invitato dal signor Perlman per lavorare con lui alla tesi di post-dottorato, sarà il centro propulsore della crescita sentimentale e personale di Elio, che durante il soggiorno dello studente americano, tra corse in bici e pomeriggi in piscina, scoprirà se stesso in una cornice fatta di giovinezza, spensieratezza e ingenuità.

E’ un film sulla scoperta, l’ultima opera di Guadagnino: come il professore rinviene antichi resti di civiltà perdute, Elio scava nella sua leggerezza e scopre il sogno, la passione, il dubbio. Meglio parlare o morire? Meglio affrontare con coraggio i sentimenti che nascono senza preavviso, o morire (e per un adolescente sembra davvero morire) seppelliti dal proprio silenzio? Tra le giornate passate assieme a Marzia (Esther Garrel) e le gite con Oliver, Elio vive l’estate della sua vita, sospeso, ritrovandosi in mezzo a boschi, passaggi, vicoli e piazze senza neanche sapere come ci si sia arrivati, tra drogherie e manifesti del Partito Socialista. Non ci sono barriere né ostacoli, ed Elio gioca con le sue voglie, perché non farlo – come dice il padre – sarebbe uno spreco.

La parola d’ordine è joie-de-vivre: da ogni passo, ogni sguardo, ogni inquadratura, traspare una sensazione di etereo e incantato: le atmosfere vengono riprese con calma e attenzione, come le estati lente, calde, infinite che abbiamo vissuto tutti almeno una volta nelle nostre vite, soprattutto in gioventù. L’atmosfera onirica (curate dal direttore di fotografia thailandese Sayombhu Mukdeeprom) rende il film un affascinante sogno ad occhi aperti, in cui l’acqua e il verde dominano la scena e proteggono i due protagonisti e il loro amore. Ma tutte le estati prima o poi finiscono, ed Elio e Oliver devono fare i conti con cosa vogliono veramente, e con il futuro che è dietro l’angolo. Le musiche struggenti e malinconiche di Sufjan Stevens racchiudono perfettamente il dolore adolescenziale, che non bisogna mai nascondere ma vivere appieno, come un trofeo da appendere sulle pareti della propria anima.

L’usurpatore Oliver ruba il cuore di Elio, lo custodisce per un’estate e glielo restituisce, rinnovato, luminoso e sempre più forte. L’inquadratura finale è la dimostrazione che, qualunque sia il genere di passione che proviamo, qualunque sia la persona verso cui proviamo un sentimento profondo, qualunque sia il significato che noi diamo alla parola “amore”, la risposta giusta è sempre una sola. Gridarlo.


Titolo originale: Call Me By Your Name
Diretto da: Luca Guadagnino
Scritto da: James Ivory
Genere: Drammatico, Sentimentale
Cast: Timothée Chalamet, Armie Hammer, Michael Stuhlbarg
Paese: Italia, Francia, USA
Anno: 2017
Durata: 132′
Distribuzione italiana: Warner Bros

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