… ma in fondo, perché preoccuparsi? Gus Van Sant non sbaglia (quasi) mai un colpo. Partito come portavoce del nuovo cinema indipendente e queer americano e oggi cineasta di grande successo, non rinnegando mai l’oggetto principale della sua filmografia ovvero la commovente malinconia delle subculture emarginate, dopo più di vent’anni di lavori, riscritture e maledetti imprevisti (come la dipartita di Robin Williams, che aveva per primo acquisito i diritti e a cui quest’opera è dedicata) è riuscito a portare nei cinema la storia di John Callahan, fumettista paraplegico di Portland che ha dedicato tutta la sua vita a illustrare vignette sarcastiche, caustiche e politicamente scorrette. Insomma, umorismo macabro ma libero.

Purtroppo, la vita di Callahan (qui interpretato da un ottimo Joaquin Phoenix) non è mai stata semplice. La madre lo abbandona subito dopo il parto e viene adottato da una famiglia di The Dalles. Inizia a bere giovanissimo, a 12 anni, per nascondere il suo dolore, al punto di essere quasi perennemente ubriaco. A 21 anni, dopo un gravissimo incidente automobilistico, rimane semi-paralizzato e costretto a utilizzare una sedia a rotelle a vita, ma questo non lo ferma dal continuare a bere. Così un giorno si rivolge a un gruppo di alcolisti anonimi, capitanato dal terapista Donnie (un sorprendente Jonah Hill), che lo accompagnerà in un processo di evoluzione e guarigione, grazie anche all’incontro con l’amore della sua vita, la hostess svedese Annu (Rooney Mara).

Mescolato come un drink tra flashbacks e sedute terapeutiche, tra commedia e dramma, a tratti quasi documentaristico per poi diventare drammaticamente commovente subito dopo, Don’t Worry (titolo abbreviato in Italia rispetto all’originale Don’t Worry, He Won’t Get Far On Foot, da una delle sue vignette) è il racconto di redenzione di un artista scorretto che risorge come una fenice dalle proprie ceneri, grazie a un lento percorso di riscoperta personale (solo dopo l’incidente Callahan inizierà a disegnare). Più i disegni aumentano, meno l’alcool corrompe la sua visione. Più le vignette prendono spazio nei giornali di Portland, più le lettere di complimenti e critiche arrivano alla sua porta. È incredibile che lo stesso Callahan che a inizio film parlava di cose che, semplicemente, “non dovevano accadergli”, adesso sia un fumettista di successo. E Van Sant questo lo osserva in modo esemplare, in punta di piedi, con un approccio delicato e commovente ma diretto, grazie a uno script e una regia intelligenti, mai ipocrite ma al contrario genuine e intense, evitando accuratamente di cadere nel cliché del racconto strappalacrime sull’alcolismo.

Il rischio di trasformare la storia di John Callahan, notoriamente libero da qualsiasi catena politically correct, in un film melenso o sdolcinato era grande. Per fortuna, Gus Van Sant dimostra ancora una volta che si può parlare di disabilità e dipendenza senza asterischi né censure, con ironia e onestà, nella migliore tradizione del fumettista di Portland: l’importante non è puntare il dito ma perdonarsi, non correre verso l’ignoto a occhi chiusi ma riflettere su cosa si può fare per migliorarsi… possibilmente con qualche risata. Perché tutto si risolverà.


Titolo originale: Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot
Diretto da: Gus Van Sant
Scritto da: Gus Van Sant, Jack Gibson, William Andrew Eatman, John Callahan
Genere: biografico, drammatico
Cast: Joaquin Phoenix, Jonah Hill, Rooney Mara, Jack Black
Paese: USA
Anno: 2018
Durata: 113′
Distribuzione italiana: Adler Entertainment

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