“If I criticize the place I live, I do it because I worry. I do it because I want to protect it. I do it from love”  – Samuel Maoz

Foxtrot appartiene a quel piccolissimo insieme di film di cui non bisogna leggere la trama prima di vederlo. Potrà suonare insolito, eppure la storia è così essenziale in sè, che per approcciarsi al film serve solo il coraggio di guardarlo a scatola chiusa. Se proprio non sapete resistere, può bastare conoscere l’incipit: una mattina a Michael Feldman e sua moglie Dafna viene comunicato che il figlio Jonathan, un soldato dell’esercito israeliano, è morto in servizio.

La narrazione degli eventi in Foxtrot è estremamente teatrale: Maoz mette in scena un dramma in tre atti i cui passaggi da un atto all’altro sono accentuati da radicali cambi di ambientazione, fotografia e stile narrativo. Nonostante questi stacchi drastici e improvvisi, il film è estremamente coeso grazie ad un filo conduttore che non si interrompe mai. Lo spettatore viene spesso lasciato interdetto, ma mai confuso, venendo trasportato fino al finale da eventi che alternano continuamente dramma, commedia e farsa.

Il risultato è un film paradossale e grandioso in grado di colpire sferrando pugni allo stomaco della coscienza umana, e divertire sfidando il politically correct. Sembra quasi che Maoz abbia fuso lo stile di Ken Loach a quello di Almodovar, riuscendo in un esperimento tanto ibrido quanto geniale.

Stilisticamente, la regia di Maoz è essenziale e ben visibile. Il regista riesce ad essere efficace usando pochissime inquadrature, alternando primi piani lunghi e intensi, a riprese dall’alto con movimenti di macchina sinuosi e suggestivi. I primi piani, con la cinepresa fissa sul volto del protagonista, tagliano l’importanza di quello che succede intorno, restituendo personaggi chiusi nei propri pensieri nelle proprie emozioni; i piani sequenza dall’alto portano avanti la storia, e tramite il movimento della cinepresa guidano lo spettatore nel seguire i binari della narrazione.

Con la sua immersione nelle dinamiche umane tra genitori e figli, Foxtrot, come Three Billboards outside Ebbing Missouri di Martin McDonagh, sembra voler raccontare la parte peggiore dell’essere genitori, insistendo sui sensi di colpa e sul dolore di chi sopravvive ai propri figli. Maoz, che ha vissuto in prima persona un episodio simile*, mette in questo film tutto quello che quella esperienza ha generato in lui. Mentre Michael da risalto alla responsabilità di un genitore che vuole tracciare la vita del figlio, Jonathan rimarca il ruolo che suo padre ha avuto nella sua crescita; il suo essere un libero pensatore, creativo e anticonformista è frutto dell’esempio che Michael è stato per lui. Per quanto importante la sua guida possa essere, c’è un momento preciso in cui un genitore deve lasciare la presa sulla vita del figlio, ma come il film mostra, è impossibile capire quando questo momento arriva.

Dopo aver visto Foxtrot, non ci si può stupire che abbia diviso letteralmente in due Israele. Che l’autore abbia voluto criticare non solo l’esercito ma anche la morale, l’ipocrisia, e la religione in Israele, è chiaro sin dai primi minuti. La freddezza e l’inadeguatezza dell’esercito di fronte all’umanità dei propri soldati e delle loro famiglie è messa a nudo per tutto il film. In un paese in cui la leva militare è obbligatoria, ed il cui l’esercito è costantemente sotto pressione per la natura geopolitica di Israele, Maoz ha il merito di riuscire ad esprimere un dissenso pacifico; l’autore parla di soldati ma non di guerra, di morte ma non di nemici, di tragedia ma non di violenza.

La “questione palestinese” viene solo accennata, e l’intero film sembra volersi concentrare su un livello più umano ed interno al paese che sul piano della politica estera (come invece farà splendidamente Ziad Doueri in The Insult). Anzichè depotenziare il film, questo aspetto lo rende ancora più tagliente, perchè Maoz non dà nessun capro espiatorio possibile; vuole indurre il suo paese all’autocritica e ad una presa di coscienza, e ci riesce.

(*) Circa vent’anni fa Samuel Maoz negò a sua figlia i soldi per il taxi, invitandola a prendere un bus come la gente comune. Voleva solo insegnarle una lezione di vita. La stazione in cui era diretta sua figlia subì un attentato 20 minuti dopo. Per qualche ora Maoz ha creduto di aver provocato la morte della figlia, prima di scoprire che la ragazza aveva fatto tardi e perso il bus. 

Titolo originale: Foxtrot
Diretto da: Samuel Maoz
Scritto da: Samuel Maoz
Genere: Drammatico
Cast: Lior Ashkenazi, Sarah Adler, Yonaton Shiray
Paese: Israele
Anno: 2017
Durata: 108′

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