Un film sulla coppia più famosa della slapstick comedy era necessario, ma lavorare ad un progetto rischioso non molti l’avrebbero tentato, perché difficile. Su cosa concentrarsi allora? Qual è il modo migliore per creare un biopic su un duo che è difficile prendere sul serio? Il candidato Premio Oscar Jeff Pope (Philomena) ha studiato bene per costruire una sceneggiatura che potesse catturare l’essenza degli uomini e degli artisti Stan Laurel e Oliver Hardy, da noi conosciuti come Stanlio&Ollio.
La chimica doveva essere la parola chiave per far funzionare il progetto, e il loro famoso tour britannico del 1953 era il setting ideale per avviare una riflessione sul loro rapporto, artistico ed umano.
Prima di quell’anno c’è stato un successo straordinario, quanto la rottura che li ha portati a separarsi per anni, continuando le loro vite in direzioni diverse e covando amarezza. Arriva però il momento in cui il presente dice loro che sono vecchi, che il duo Laurel&Hardy è una leggenda del passato, nonostante loro stessi constatino che il rigor mortis non è ancora giunto e hanno bocche da sfamare.
Ricongiungersi è necessario, e nella necessità giunge il momento perfetto per narrare la complessità e le difficoltà di una coppia che cerca di rimettersi insieme dopo un doloroso divorzio.

L’Inghilterra con le sue temperature rigide e la pioggia dà loro la più fredda delle accoglienze: una pensione economica ad ospitarli, il produttore Bernard Delfont (Rufus Jones) che non crede in loro, piccoli teatri di piccole cittadine dove esibirsi con pochi spettatori ad apprezzarli. La situazione è preoccupante, le orgogliose mogli arriveranno presto (Nina Arianda e Shirley Henderson insieme danno vita ad un altro duo comico particolarmente gradevole) ma la coppia cerca di mantenere il sorriso: Laurel scrive idee per un film su Robin Hood e Hardy vuole saperne di più, ridono insieme, immaginando quelle gag che tentano di provare per riallacciare il loro rapporto.
Il film su Robin Hood è l’obiettivo del loro tour però, perché è tutto quello di cui hanno bisogno per i loro animi e portafogli, anche se i loro capelli sono troppo bianchi e i corpi stanchi; provati, forse molto più del loro rapporto.

Stan & Ollie è un biopic perfetto: adatto ad ogni pubblico, con un’ottima capacità di sintesi, ricco di storicità, sapiente nell’individuare le parti salienti di un rapporto e – soprattutto – capace di raccontare sia gli uomini che gli artisti. Un biopic perfetto non è per forza un film perfetto, ma se riesce a trovare gli interpreti perfetti si arriva al jackpot.
Steve Coogan (The Dinner) nel ruolo di Laurel e John C. Reilly (The Lobster) in quello di Hardy sono straordinari, una forza della natura che ha davvero riportato in vita il duo comico. Il lavoro di truccatori e costumisti è ottimo, ma di certo a dare realismo non è solo l’apparenza fisica, ma il talento del duo che è bello rivedere insieme in una chiave inedita, capace di dare così tanta energia nel confrontarsi con uomini e comicità passate. Performances dentro la performance ci danno modo di osservare vari aspetti di Laurel&Hardy: le gag, lo humor nella vita vera, i momenti seri, è una sequenza continua di ruoli che mettono sotto il riflettore lo stretto e simbiotico legame tra uomo ed artista, e – soprattutto – quanto fossero necessari l’uno all’altro per esprimersi nella loro totalità.
In sala si è riso e riso tanto, perché le gestualità, le espressioni, i toni ed i tempi hanno davvero riscoperto l’universo di Stanlio&Ollio che conoscevamo ed hanno dato prova che quel tipo di comicità – semplice e che sfruttava molto il linguaggio del corpo – non è morta, riesce ancora a divertire. Coogan e Reilly sono da premiare, sono da Oscar (per quel che vale il premio), ma non solo per la capacità di divertire, perché c’è modo di emozionarsi con Stan & Ollie, senza che si cada nel patetico o si tocchino corde troppo drammatiche.

Che si voglia o no, il film è anche una storia d’amore: amore per il proprio mestiere, amore per un progetto, amore per il pubblico e per un legame speciale che andava oltre le necessità professionali. La chimica tra i due attori riesce perfettamente a trasmettere questo amore, imponendolo sullo schermo, più forte di qualsiasi tensione e su questo si concentra la regia di Jon S. Baird (Filth). Tale regia può risultare senza personalità, trasparente, ma è giusto che sia così in quanto a riempire di carattere la pellicola sono proprio Coogan e Reilly.
Come si è detto, pur toccando vari tasti dolenti della vita dei due attori, Stan & Ollie riesce ad essere un film piacevolmente leggero. Se Baird avesse imposto la sua personalità avrebbe dato una pesantezza imperdonabile e non necessaria: fare un passo indietro, piuttosto che due in avanti, è spesso prova di eleganza. E Stan & Ollie è un raffinato biopic che sa far viaggiare indietro nel tempo, donando una buona dose di gioia nel ritorno al presente.


Titolo originale: Stan & Ollie
Diretto da: Jon S. Baird
Scritto da: Jeff Pope
Genere: biografico, drammatico, storico
Cast: Steve Coogan, John C. Reilly, Rufus Jones, Nina Arianda, Shirley Henderson, Danny Huston
Paese: Regno Unito, USA, Canada
Anno: 2018
Durata: 97′
Distribuzione italiana:
Lucky Red

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