Cosa succede quando Pleasantville incontra La Signora Ammazzatutti? Quando il sogno americano si trasforma in un incubo? Quando, in una incantevole cittadina americana da cartolina, esplode il caos? Succede che si prendono forconi, tamburi, mazze da baseball e molotov, e scoppia una rivolta incontrollabile. Contro il caos sbagliato.

Benvenuti nella città perfetta, dove tutto è perfetto che più perfetto non si può. Dove le case sono pulite e ordinate, dove gli autobus arrivano sempre in orario, dove i sorrisi abbondano. Un paradiso pieno di casette perfette su strade perfette, in cui vivono famiglie perfette con uno o due figli. Perfetti anche loro.
Stiamo parlando di Suburbicon, fiorente cittadina statunitense nonché sesto lungometraggio di George Clooney, che torna dietro la macchina da presa a tre anni di distanza da Monuments Men, recuperando e rimaneggiando una sceneggiatura scritta quasi trent’anni fa da quelli che oggi sono universalmente riconosciuti come Cineasti con la C maiuscola: Joel & Ethan Coen. In effetti, l’immaginario coeniano spicca prepotentemente in questa black comedy, che vede protagonisti Matt Damon nei panni del “salaryman” insoddisfatto Gardner Lodge, e Julianne Moore nella duplice parte della moglie di Gardner, Rose, e della sorella gemella Maggie.
La vita di tutti i giorni viene irrimediabilmente compromessa quando a Suburbicon arriva una famiglia afroamericana, i Mayers, destinati a scuotere gli animi del bianchissimo vicinato. Un affronto insostenibile che gli abitanti di Suburbicon, seppur “disponibili all’integrazione”, non riescono a sopportare. Ma è nella vicina casa dei Lodge che avviene l’inaspettata e tremenda tragedia: una notte, dei ladri irrompono in casa, e addormentano tutti col cloroformio. Da quel momento in poi, la vita dei Lodge cambierà per sempre, e prenderà pieghe totalmente inaspettate.

E’ un film diviso a metà questo Suburbicon, come divisa a metà è la sceneggiatura (in parte dei Coen, con la trama della famiglia Lodge, e in parte di Clooney e del suo collaboratore Grant Heslov con quella dei Mayers). L’unico contatto tra le due famiglie avviene grazie a Nicky Lodge (interpretato da un bravissimo Noah Jupe) e alla sua amicizia con il figlio dei vicini, nei confronti dei quali i Lodge non provano alcun risentimento (probabilmente gli unici in tutta la cittadina). Questa sensazione di mancata coesione tra le due storie aumenta man mano che si procede con il film, che da una parte vuole intrattenere con un crimine di cui forse non si ha chiaro chi sia il vero colpevole, in cui l’imprevedibilità e l’ironia del cinema dei Coen sono padrone di tutto, ma dall’altra tenta di sensibilizzare l’opinione pubblica, ponendo l’attenzione sulla mancata integrazione e sulla rabbia nascosta e repressa della famiglia perfetta a cavallo tra gli anni ’50 e ’60. Il risultato è un film diviso e che divide, come diviso è il cortile che separa le due famiglie protagoniste.

Ciò non significa che Suburbicon sia un film riuscito a metà: la commedia nera ha un buon ritmo e intrattiene al punto giusto, per poi raggiungere l’apice con l’entrata in scena di Oscar Isaac, che interpreta un agente assicurativo col fiuto per gli affari loschi, pronto a smascherare la famiglia Lodge e scoprirne i segreti. Tuttavia, mentre una spirale di violenza e crimine si abbatte su Gardner e i suoi cari, dall’altra parte tutta una città si indigna per il colore della pelle di tre persone, con l’intera Suburbicon che si trasforma in una bigottopoli urlante e gesticolante, disposta a tutto pur di non vedere il tremendo orrore della famiglia sbagliata. E’ proprio il bigottismo americano quello che George Clooney ha voluto affrontare, creando un manifesto anti-Trump tremendamente attuale ma che non morde, lanciando accuse di razzismo che però si perdono nel nulla, senza un climax che possa far pensare di aver assistito a un film politico a tutti gli effetti. Forse è proprio questo l’elemento che più colpisce: non ci sono vincitori né vinti, non resta nulla. Solo una palizzata in legno.


Titolo originale: Suburbicon
Diretto da: George Clooney
Scritto da: Joel & Ethan Coen, George Clooney, Grant Heslov
Genere: Black comedy
Cast: Matt Damon, Julianne Moore, Oscar Isaac
Paese: USA
Anno: 2017
Durata: 105′
Distribuzione italiana: 01 Distribution

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