Sono tre e sono giganteschi, rossi e pieni di rabbia. Alle porte di Ebbing, cittadina di poche migliaia di anime nel bel mezzo del Missouri, Mildred Hayes (Frances McDormand) paga 5000 dollari per avere quei tre tabelloni pubblicitari tutti per se. Sette mesi prima, una tragedia raccapricciante ha sconvolto la sua vita: la figlia adolescente viene stuprata e bruciata viva, ma l’assassino non viene mai trovato. La polizia, dopo aver svolto tutte le indagini possibili, non può fare altro che lasciar cadere il caso nell’oblio degli archivi cartacei, e piano piano la città si dimentica di questo orrendo delitto. Ma Mildred no. Lei, una vera e propria forza della natura che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, utilizza quei cartelloni per una violenta accusa rivolta allo sceriffo Bill Willoughby (Woody Harrelson): “Raped while dying – And still no arrests? – How come, Chief Willoughby?”.

Presentato alla 74ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e vincitore del People’s Choice Award al Toronto International Film Festival 2017, il nuovo lavoro scritto, diretto e prodotto da Martin McDonagh racconta la furia di una madre di fronte all’inefficienza, l’apatia e il bigottismo di una cittadina, andando contro tutto e tutti, in un tentativo disperato di smuovere le acque del cold case che in realtà nasconde fuoco e fiamme. Il regista irlandese, già autore di cult come In Bruges e 7 Psicopatici, riesce in modo magistrale a mescolare thriller drammatico e commedia nera, con dialoghi taglienti e cattivi affidati soprattutto alla McDormand, che non risparmia insulti a nessuno, neanche alla chiesa locale. Il suo gesto disperato e carico di rabbia scatena un putiferio nella comunità, spaccandola nel profondo e rivelando la crudeltà e il cinismo pieno di pregiudizi delle  province americane del Midwest.

How come, Chief Willoughby?“. Lo sceriffo di Ebbing, interpretato da Woody Harrelson, è forse il poliziotto più vicino a Mildred. Solitamente impiegato in ruoli da duro, qui Harrelson offre una delle sue interpretazioni più umane e commoventi, quella del poliziotto padre di due bambine e affetto da un male incurabile, che di fronte a quell’accusa scritta a caratteri cubitali su uno dei tre manifesti, invece di rendere la vita di Mildred un inferno, cerca di venirle incontro e farla ragionare. Tutti sono dalla sua parte, anche perché tutti sanno del cancro (la gente mormora) e non vogliono che gli ultimi mesi di vita dello sceriffo siano rovinati dalla rabbia e dalla fame di giustizia della Hayes. In realtà loro due non sono nemici, non sono in guerra tra loro perché vogliono entrambi la stessa cosa, e dietro gli insulti più o meno velati e i dialoghi sferzanti c’è qualcosa di più profondo, una terza faccia di Ebbing, piena di compassione e gentilezza.

Tuttavia sembra che, soprattutto all’interno della stazione di polizia di Ebbing, non ci sia lo stesso sentimento: a completare il trio delle magnifiche performance di questo film c’è il poliziotto Dixon, interpretato da Sam Rockwell, il personaggio che avrà l’arco narrativo più sorprendente. Dixon è quello che rende Tre Manifesti a Ebbing, Missouri una vera commedia nera: è un poliziotto cinico, ignorante, becero e violento fino al midollo e figlio dell’America più bigotta e razzista. A Rockwell va il premio per la scena più visivamente potente di tutto il lungometraggio, una “risposta” in pianosequenza a un gesto inaspettato (le tre lettere) che, senza voler anticipare nulla, cambierà radicalmente l’andamento della storia ambientata a Ebbing. Dixon, che risponde quando lo si chiama “fuckhead“, che mena senza pietà (e senza pensare), troppo impegnato a prendere a manganellate gli afroamericani per prestare attenzione ai veri crimini, che ha una madre ancora più razzista e becera, porterà il film su una nuova strada, alzerà ancora di più il livello di questo thriller, speziandolo con una nota politica che, se in Suburbicon (giocando sulla connessione McDormand-Coen) risultava patinata e confezionata ad arte (“colpa” di Clooney), qui è più diretta, schietta ed efficace. Il duo che nascerà da questo sviluppo narrativo, pur non avendo delle risposte certe alle domande più scomode, sarà sorprendente ed emblematico.

Il terzo film di McDonagh è su tre storie, tre lettere, tre protagonisti e tre manifesti. Rossi di rabbia, sia i manifesti che i protagonisti. Rossi perché infuocati dalla voglia di vendetta, di giustizia, di violenza o di tranquillità. Rossi come il fuoco delle molotov di Mildred, lanciate dritte in faccia alla provincia americana.


Titolo originale: Three Billboards Outside Ebbing, Missouri
Diretto da: Martin McDonagh
Scritto da: Martin McDonagh
Genere: Thriller, Commedia nera
Cast: Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Peter Dinklage
Paese: USA, UK
Anno: 2017
Durata: 115′
Distribuzione italiana: 20th Century Fox

 

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