L’avanzamento tecnologico prosegue il suo cammino e non accenna a rallentare, proponendo ogni giorno un’alternativa, un miglioramento, un cambiamento della vita come noi la conosciamo. C’è chi accoglie positivamente le interessanti novità, chiedendosi costantemente quale sarà il prossimo passo, e c’è chi invece preferisce vivere nel modo più analogico possibile, rimanendo artigiani della propria vita. In quest’ultimo gruppo rientra il meccanico Grey Trace (Logan Marshall-Green), ovvero il protagonista di Upgrade, il nuovo film scritto e diretto dall’australiano Leigh Whannel (Saw) e prodotto da quella Blumhouse che già ci ha deliziati in passato con opere curiose e talvolta decisamente sorprendenti, come Scappa – Get Out, Split o Auguri per la tua morte.

In un futuro non molto lontano in cui le intelligenze artificiali semplificano la vita di tutti i giorni, il tecnofobo Grey è un meccanico di talento che vive con la moglie Asha (Melanie Vallejo) in una casa piena di tecnologia. Dopo aver consegnato un’automobile al proprietario della Vessel Computers, Eron Keen (Harrison Gilbertson), sulla via del ritorno la coppia è vittima di un crimine efferato: dopo un incidente causato da un hacking della loro auto, la moglie viene uccisa da una gang criminale, mentre lui viene colpito alla spina dorsale e rimane paralizzato a vita. Tuttavia, Eron ha intenzione di aiutare Grey, offrendogli l’ultima sua fatica nanotecnologica, STEM, un microchip che potrà restituirgli la mobilità. Appena impiantato nel suo corpo e scoperto che esso stesso possiede un’intelligenza artificiale, il protagonista vorrà solo una cosa: vendicarsi per la morte della sua amata. Sullo sfondo di una non ben definita città semi-utopica, Grey e STEM uniranno le forze per trovare non solo gli uomini che hanno ucciso Asha, ma anche il motivo per cui questo crimine è stato effettuato. Proprio per questo, di fronte all’incapacità della polizia (e della detective Cortez, interpretata da Betty Gabriel) di trovare i colpevoli, Grey darà pieno controllo al microchip, che rivelerà un sinistro (ma decisamente divertente) gusto per la violenza.

Pur essendo un lungometraggio a basso budget (come nella migliore tradizione della Blumhouse), Upgrade è un concentrato d’azione dalle tinte splatter, che sulla base di un lineare revenge movie intrattiene partendo da una storia sapientemente scritta, seppur non totalmente originale – numerosi i riferimenti al Robocop di Verhoeven, a partire dalla dualità uomo-macchina – a metà strada tra la fantascienza e il cyberpunk. Le ambientazioni dark sono sia ben congegnate che degli ottimi ring per le scene di combattimento, coreografate alla perfezione e rese straordinarie anche dal sapiente utilizzo della cinepresa, che si “incolla” al corpo di Grey e lo segue per tutta la scena. Ciò che tuttavia rende questo Upgrade un prodotto affascinante, al di là del carisma del microchip STEM (doppiato in originale da Simon Maiden) è soprattutto l’esplorazione di teorie post-umaniste e possibili futuri in cui l’evoluzione parte dal silicio per arrivare a un punto in cui l’uomo è un mezzo, un veicolo e nient’altro.

Mescolando tòpoi cari all’immaginario della fantascienza e trovate originali di grande impatto (inclusi un paio di colpi di scena tutt’altro che prevedibili), Upgrade soddisfa pienamente e pone interessanti dilemmi morali su cosa sia l’intelligenza artificiale e cosa possa fare per noi… o viceversa. Perché lo sanno tutti: l’evoluzione è un processo ascendente, inesorabile e inevitabile. L’importante è restare il più analogici possibile.


Titolo originale: Upgrade
Diretto da: Leigh Whannel
Scritto da: Leigh Whannel
Genere: azione, fantascienza, orrore
Cast: Logan Marshall-Green, Harrison Gilbertson, Simon Maiden
Paese: USA
Anno: 2018
Durata: 100′
Distribuzione italiana:
Universal Pictures

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