Prima di firmare la regia di Nikita, Léon e Il Quinto Elemento, e molto prima di diventare uno dei cineasti francesi più apprezzati in Europa e nel mondo, Luc Besson era un bambino come tanti altri. Ogni giorno, dopo essere tornato da scuola e aver fatto i compiti, metteva i quaderni da parte e leggeva due pagine di un fumetto di fantascienza che in Francia appassionava migliaia di giovani: Valérian et Laureline. Nato nel 1967, narrava la storia di due agenti spazio-temporali: uno, Valerian, classico eroe coraggioso e impavido, che obbedisce sempre agli ordini dei suoi superiori, e l’altra, Laureline, determinata, intelligente, che invece preferisce seguire l’istinto e il cuore. Insieme formavano un team in viaggio verso culture sempre più lontane, in un universo infinito pieno di mille avventure.
A ben vent’anni dal suo ultimo film di fantascienza, Il Quinto Elemento (e a ben sette dall’ultima storia a fumetti di Valerian), Besson corona il sogno che aveva sin da piccolo: creare una space opera cinematografica basata sulle avventure dei due agenti spazio-temporali. E lo fa nel modo più “bessoniano” possibile, rimaneggiando la trama principale e contaminandola con il suo stile inconfondibile. Valerian e la città dei mille pianeti inizia con un montaggio indimenticabile: lo scorrere del tempo, l’evoluzione della civiltà, gli incontri con specie aliene e dieci, cento, mille strette di mano, mentre in sottofondo risuona una delle canzoni più belle di David Bowie, Space Oddity, fino ad arrivare alla triste storia del pianeta Mül, distrutto da un nemico senza volto.Fin da subito ci troviamo catapultati in un futuro sconfinato, in cui il senso di meraviglia è continuo, grazie agli incredibili piani sequenza di un universo in espansione e un uso sbalorditivo della CGI (che però non dà mai la sensazione di “troppo”). Non è un mondo distopico, piuttosto il contrario: una città con al suo interno migliaia di altre metropoli, un ecosistema che offre infinite opportunità, che respira, un po’ come abbiamo visto in passato nei vari capitoli di Star Wars (da cui Besson ha dichiarato di aver tratto ispirazione). Più ci addentriamo nelle varie zone di Alpha, più restiamo a bocca aperta dalle incredibili visuali, piene di colore e movimento, in completo contrasto ad altri cinecomics di stampo americano che riempiono le sale di tutto il mondo da qualche anno a questa parte. In effetti, Valerian è tutto quello che il cinecomic americano, a volte, fa fatica ad essere: pieno di inventiva, imprevedibile, ma soprattutto capace di far sognare tutti, essendo un mondo in cui chiunque ha una chance di emergere.
Se il comparto visivo è assolutamente impressionante (grazie anche a un ottimo 3D che non stanca gli occhi dello spettatore), non si può dire lo stesso della trama. Al centro di Alpha, l’affascinante città dei mille pianeti, c’è una zona radioattiva che si espande ogni giorno di più, che il governo preme per annientare al più presto ma di cui nessuno sa nulla. Valerian ha una visione del pianeta Mül e dei suoi abitanti, e assieme a Laureline (di cui è follemente innamorato) vuole scoprire quale sia l’origine di quella visione apocalittica. Lineare in alcuni punti, banale in altri, la trama sembra essere quasi un’accessorio, qualcosa di trascurabile che esiste solo in funzione delle visuali mozzafiato. Ciò non toglie che riesca comunque a coinvolgere soprattutto i più giovani.

E a proposito di giovani: il rapporto tra i due protagonisti è uno dei motori principali di tutto il film, e la prova dei due attori, Dane DeHaan e Cara Delevigne, è tutto sommato positiva. La chimica tra i due agenti spazio-temporali funziona, e mentre la Delevigne ha svolto un buon lavoro nella parte della testarda ma coraggiosa Laureline, su DeHaan forse c’è qualche leggerissimo dubbio. La vera sorpresa è quella di Rihanna nella piccola (ma stupenda) parte dell’aliena Bubble, che si aggiunge a un cast di tutto rispetto: Rutger Hauer, Clive Owen e Ethan Hawke, che anche se in parti secondarie riescono a intrattenere. Altri personaggi degni di nota sono i tre Shungouz, piccoli alieni-paperi disposti ad aiutare i protagonisti dietro un piccolo compenso… a testa.
Un’altra sorpresa del film è la musica, una potente colonna sonora orchestrale che ben si amalgama alle scene d’azione come a quelle più lineari, a cura di Alexandre Desplat, già compositore delle musiche di Grand Budapest Hotel (per il quale ha vinto un Oscar), Il Discorso del Re e Il Curioso Caso di Benjamin Button, e che ha firmato le colonne sonore di due film di prossima uscita, Suburbicon di George Clooney e quel The Shape of Water di Guillermo Del Toro che ha vinto il Leone d’Oro al Miglior Film al Festival del Cinema di Venezia di quest’anno.

Con Valerian e la città dei mille pianeti, Luc Besson crea una specie di successore spirituale de Il Quinto Elemento, una space opera in cui si può ritrovare tutto lo stile frenetico e colorato del regista parigino, che con questo film vuole sognare e far sognare il pubblico, facendolo immergere nello spazio più profondo, in un futuro in cui centinaia di specie aliene diverse vivono in armonia, un mondo che racchiude mille altri mondi. Questa tematica del futuro-matrioska è un’utopia? Forse. Magari basta una stretta di mano.


Titolo originale: Valérian et la Cité des mille planètes
Diretto da: Luc Besson
Genere: Fantascienza, Avventura
Cast: Cara Delevigne, Dane DeHaan, Clive Owen, Rihanna
Paese: Francia
Anno: 2017
Durata: 140′
Distribuzione italiana: 01 Distribution

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