La nostra storia inizia un pomeriggio del 1990, in un cinema di Los Angeles. C’è un uomo, appena trasferitosi da Chicago, seduto da solo in mezzo alla sala. Si chiama Danny Rubin, è uno sceneggiatore, e ha con sé un romanzo sui vampiri. Mentre scorrono le immagini del film, Rubin vaga con i pensieri, come ha sempre fatto. Il suo agente, dopo essere riuscito a vendere un suo script thriller (che qualche anno più tardi diventerà Occhi per Sentire, con Martin Sheen), gli ha consigliato di preparare una sceneggiatura di richiamo, una sorta di biglietto da visita utile per catturare l’interesse dei produttori di Hollywood. Mentre fissa la copertina di quel libro sui vampiri, si pone la giusta domanda: “se una persona potesse vivere per sempre e fosse immortale, come cambierebbe nel corso del tempo?”. Come reagirebbe agli avvenimenti della storia dell’umanità? Come reagirebbe alla rivoluzione francese o alla seconda guerra mondiale? Un’idea interessante, certo, ma forse non molto praticabile per il cinema. All’improvviso, però, si ricorda di un vecchio concept scritto un paio di anni prima: un uomo che vive lo stesso giorno all’infinito. Ed è in quel preciso istante che nasce la scintilla che porterà, tre anni più tardi, a uno dei film più amati degli anni ’90, una commedia fantastica che ogni 2 febbraio diverte e scalda il cuore di migliaia di persone in tutto il mondo: Groundhog Day, diretto dal ghostbuster Harold Ramis.

Ci troviamo a Pittsburgh, negli studi televisivi della WPBH9. L’arrogante, cinico e sarcastico meteorologo Phil Connors (Bill Murray) ha appena finito le previsioni del tempo ed è pronto per andare a Punxsutawney per registrare un servizio dedicato a una tradizione famosa in tutti gli Stati Uniti: il Giorno della Marmotta. Ogni 2 febbraio, cittadini e turisti si radunano nella piazza centrale e attendono con trepidazione un altro meteorologo, più piccolo e decisamente più peloso: la marmotta Phil. La leggenda dice che se la marmotta vedrà la sua ombra dopo essere uscita dalla tana, ci saranno altre sei settimane di freddo. Connors, alla sua quarta trasferta a Punxsutawney, non ne può più. Odia tutto, odia quella città, odia quella festa, non sopporta la gente e già non vede l’ora di andarsene. Così, dopo aver fatto tutte le riprese del caso, insieme al cameraman Larry (Chris Elliott) e la dolce produttrice Rita (interpretata dalla bella Andie MacDowell) inizia il viaggio in auto per tornare a casa. Tuttavia, una tremenda e inaspettata (persino per un meteorologo) bufera di neve modifica il piano di fuga di Phil, costretto a dormire nel Bed & Breakfast della cittadina.

La mattina successiva, la radiosveglia trasmette la stessa canzone del giorno prima (I Got You Babe di Sonny & Cher). Le voci sono le stesse e dicono le stesse cose: “in piedi campeggiatori, camperisti e campanari! Mettetevi gli scarponi, oggi fa freddo!”. Le persone che incontra gli pronunciano le stesse parole del giorno prima. In poche parole, il giorno dopo è il giorno prima, il Giorno della Marmotta, il 2 febbraio. Di nuovo. Paura e sconcerto assalgono Phil, mentre cerca di capirci qualcosa. Il giorno dopo è di nuovo il 2 febbraio, come anche quello dopo ancora. Il meteorologo è intrappolato in un loop temporale da cui non riesce a uscire. Non importa cosa faccia o cosa dica: per lui ogni giorno sarà il giorno della marmotta. Riuscirà a spezzare l’incantesimo e tornare alla vita di sempre? Riuscirà a cambiare il mondo attorno a lui, partendo da se stesso?

Questo è Groundhog Day (noto in Italia come Ricomincio da capo), commedia fantastico-romantica che però al suo interno nasconde un profondo microcosmo spirituale e filosofico, trattando temi cari al buddhismo, all’esistenzialismo e alla psicanalisi, e concentrandosi principalmente sul principio del self-improvement, la realizzazione personale. Perché Phil Connors vive sempre lo stesso giorno, ancora e ancora? La spiegazione di questo “incantesimo” non ci viene fornita: sia Rubin che Harold Ramis, dopo aver rimaneggiato più volte la sceneggiatura di partenza, hanno preferito omettere questo dettaglio, lasciandolo all’interpretazione dello spettatore. Mossa più che astuta: pochi giorni dopo l’uscita del film, il producer Trevor Albert contattò Ramis comunicandogli che fuori dai cinema di Santa Monica c’erano dei picchetti di ebrei chassidici, i cui cartelli recitavano “stai vivendo sempre lo stesso giorno?“. Il rinnovamento spirituale è la chiave del film e la salvezza per Phil Connors, rinchiuso in un purgatorio fatto di neve, balli e canti. Phil, come Phil la marmotta. La sua vita è sempre stata un giorno della marmotta: troppo occupato a vedere la sua ombra (e quindi se stesso) per guardare e vivere il proprio futuro, il meteorologo vive come se non ci fosse un domani, intrappolato nella mediocrità del proprio egocentrismo perché condizionato dalla sua forma mentis. Il povero Bill Murray le prova tutte, cedendo alla depressione e tentando più volte il suicidio (svegliandosi comunque il giorno dopo, sempre alle 6 del mattino del 2 febbraio). Ed è qui che entra in gioco Rita: lei sarà il motore della rivincita spirituale di Phil. Per lei, il protagonista cambierà il presente per costruire il futuro, sconfiggendo la ripetitività della propria esistenza.

Groundhog Day divenne ben presto un film amato da grandi e piccoli, incassando ben 70 milioni di dollari al botteghino e risultando uno dei film più belli del 1993, trasmesso in TV ogni 2 febbraio (per la gioia di Rubin). Tuttavia, la lavorazione dell’opera fu travagliata e complessa. In quel periodo, Murray stava attraversando un periodo di crisi dovuto alla separazione con Mickey Kelley, e sul set sembrava assente e freddo. Dopo alcuni alterchi e una trasferta a Woodstock per lavorare alla sceneggiatura con Rubin, l’attore tornò sul set e di punto in bianco non rivolse più la parola al collega acchiappafantasmi e regista Harold Ramis, fatto che segnò la fine della loro lunga amicizia e collaborazione artistica. Passeranno circa vent’anni prima che Bill, su consiglio del fratello maggiore Brian (anch’egli nel film), parli di nuovo al regista, purtroppo giunto allo stadio terminale della malattia che l’ha portato via nel febbraio del 2014.

L’ultima collaborazione tra Murray e Ramis è un elogio dell’imprevedibilità, del rinnovamento interiore e della spiritualità, nonché del cambiamento come propulsore della propria anima. Cambiando noi stessi e il mondo che ci circonda, possiamo cambiare il nostro futuro, costruendolo piano piano, a volte anche sbagliando, ma sempre tenendo lo sguardo lontano dalla propria ombra. Ricordate, campeggiatori, camperisti e campanari: domani è un altro giorno (per fortuna).


Titolo originale: Groundhog Day
Diretto da: Harold Ramis
Scritto da: Danny Rubin, Harold Ramis
Genere: Commedia, Fantastico
Cast: Bill Murray, Andie MacDowell, Chris Elliott
Paese: USA
Anno: 1993
Durata: 101′
Distribuzione italiana: Columbia Tri Star

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