“Il sentimento più forte e più antico del genere umano è la paura. E la paura più forte e antica è quella dell’ignoto”. Lo scrisse Howard Phillips Lovecraft, nato a Providence il 20 agosto del 1890 e ivi morto il 15 marzo del 1937, conosciuto come uno dei più grandi scrittori dell’orrore di tutti i tempi, creatore del mito di Cthulhu, del Necronomicon, pioniere delle weird tales, poeta della follia, profeta di apocalittiche visioni e artista del terrore. I suoi libri trascendono la ragione e la gettano tra riti spaventosi, incubi orrendi e abissi più neri dell’oscurità stessa. Insomma, Lovecraft è il più grande di tutti. O almeno lo era, prima della comparsa delle opere di Sutter Cane.

Avete mai letto un libro di Sutter Cane? No? Neanche uno? Ma come, non conoscete Sutter Cane? È lo scrittore che ha battuto ogni record di vendite, ha persino superato Stephen King. È quello di The Whisperer in the Dark, The Hobb’s End Horror, The Thing in the Basement. I suoi libri ipnotizzano il lettore, trascinandolo in una spirale di orrore e follia da cui è impossibile uscire. Man mano che si avanza nel racconto, gli occhi divorano le parole (e viceversa) e la vita reale viene inghiottita dalle visioni raccapriccianti dello scrittore più famoso degli ultimi anni… fino al punto di non ritorno: la fine, l’eterna dannazione. E Il Seme Della Follia, straordinaria opera diretta da uno dei più grandi maestri dell’orrore, John Carpenter, inizia proprio dalla fine di tutto.

Un ospedale psichiatrico accoglie l’investigatore assicurativo freelance John Trent (Sam Neill) e le sue croci disegnate in faccia, sui vestiti e lungo tutto il perimetro della sua cella. Interrogato dal dottor Wrenn (David Warner), tra una boccata di sigaretta e l’altra, Trent inizia a raccontare la sua discesa nell’inferno, un intenso flashback (come nella migliore tradizione lovecraftiana) che ha inizio quando Sutter Cane (Jürgen Prochnow), famoso scrittore dell’orrore, sparisce nel nulla assieme alla sua ultima opera, Nelle Fauci della Follia (stesso nome originale del film, In The Mouth Of Madness), preoccupando la Arcane Publishing e l’editore Jackson Harglow (Charlton Heston) che presenta una richiesta di risarcimento di milioni di dollari. Lo scettico Trent è sicuro che si tratti di un’astuta trovata pubblicitaria, architettata in modo da far balzare il libro in testa a tutte le classifiche. Ma non sarebbe l’unico imbroglio: in ogni parte del mondo si scatenano rivolte e isterie di massa davanti alle librerie. C’è chi dice che siano dovute alle poche copie disponibili, ma c’è anche chi ipotizza che Cane, profeta della pazzia, stia plagiando e consumando le anime dei lettori. Ma sarà veramente così? Allora perché, dopo aver letto alcune pagine dei libri di Cane, anche Trent viene colto da incubi notturni e orrende visioni? Perché, incollando insieme alcune parti delle copertine dei romanzi come se fossero dei puzzle, riesce a trovare un punto nel New Hampshire, Hobb’s End, dove pare si sia nascosto lo scrittore? Ma soprattutto, perché la realtà inizia letteralmente a sgretolarsi attorno a Trent?

Semplice: perché realtà e finzione sono la stessa identica cosa. La nostra percezione di ciò che è vero è solo un’illusione. Siamo parole di un libro il cui futuro è già scritto. Il nostro destino è segnato e l’oblio ci attende. È un meraviglioso incubo ad occhi aperti, in cui corriamo ma siamo troppo lenti per non farci prendere dai mostri dell’abisso. Dobbiamo solo impazzire, abbracciare la paura e lasciare che le creature antiche e abominevoli tornino nel nostro mondo. Con Il Seme della Follia, Carpenter omaggia uno degli autori più importanti e fondamentali del genere dell’orrore, H.P. Lovecraft, confezionando una storia che manomette i “limiti” dei film e dei libri: cosa sia tratto da cosa, cosa sia reale e cosa fittizio, è quasi impossibile dirlo. Come il “solitario di Providence” riusciva a imprimere nella mente dei lettori visioni apocalittiche e l’angoscia dell’ignoto, così Carpenter e i suoi mostri in penombra, i suoi personaggi che si strappano (figurativamente e letteralmente) e la sua abilità nell’infondere la claustrofobia più insanabile nello spettatore hanno creato un universo nell’universo nell’universo, come un vaso di Pandora che apre se stesso. Attingendo a piene mani dalle cupe atmosfere lovecraftiane, il maestro della paura porta sullo schermo l’opera-matrioska più suggestiva e inquietante, in cui l’uomo-personaggio comprende la sua vera natura e si arrende al suo unico, vero dio.

Uscito a Dicembre 1994 nelle sale italiane, terzo lungometraggio della cosiddetta “trilogia dell’Apocalisse” costituita da La Cosa (1982) e Il Signore del Male (1987), Il Seme della Follia è un inquietante paradosso sorretto da una struttura da film a metà strada tra l’horror “d’azione” e il thriller psicologico, come una specie di Lovecraft rock (la colonna sonora è sempre a cura dello stesso Carpenter). Man mano che le fauci della follia si fanno più vicine, noi siamo automaticamente attratti da esse, fino a non riuscire a distinguere più la realtà dalla finzione, la narrativa dalla vita, la persona dal personaggio. Questo grazie a numerose scene classiche e indimenticabili, come il sopracitato “strappo” (una vera e propria rottura della quarta parete) o quella del colore preferito – il blu, simbolo di calma e pace, ma qui simbolo della prigionia di Trent – o ancora la fuga da Hobb’s End, anch’essa una terrificante illusione. Tutti questi momenti rendono In The Mouth of Madness un classico della filmografia Carpenteriana, da recuperare assolutamente. Anche a costo di impazzire.

E voi? Avete mai letto un libro di Sutter Cane?


Titolo originale: In The Mouth of Madness
Diretto da: John Carpenter
Scritto da: Michael De Luca
Genere: Horror, Thriller, Fantastico
Cast: Sam Neill, Charlton Heston, Julie Carmen, Jürgen Prochnow
Paese: USA
Anno: 1994
Durata: 95′
Distribuzione italiana: Cecchi Gori

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